
Da quando ho sentito parlare per la prima volta di progettazione
partecipata (e Participatory Design), sto un pochino più attento al
modo con cui viene utilizzato quotidianamente il termine partecipato.
Normalmente lo sento pronunciare alla televisione, alla radio, lo leggo
sui giornali e sul web. Allora apro bene occhi e orecchie: perché si
fa presto a dire partecipazione!
Non che pretenda di essere l'avvocato di alcunché, beninteso, ma
colgo l'occasione dello spazio su questo blog per sottolineare che
esistono diversi livelli di partecipazione.
Si può ad esempio partecipare a un piano urbanistico come ad un
partito politico, alla progettazione di sistemi informativi, così come
a una riunione di condominio....insomma, il termine partecipato è
utilizzato frequentemente, ma non senza una certa ambiguità.
Partecipare significa letteralmente "prendere parte", e assume
connotati precisi nella progettazione dei sistemi informativi, la quale
porta inevitabilmente a cambiare il proprio modo di lavorare.
Per “partecipato” non si intende allora che gli utenti finali di un
servizio, di un prodotto o di un processo vengano invitati a una
semplice presenza passiva o che piuttosto vengano “messi a
conoscenza” di decisioni già raggiunte o di esiti immodificabili.
I lavoratori che vengono coinvolti in un laboratorio di progettazione
partecipata non "scaldano" il banco, non siedono passivamente in
aula, con gli occhi puntati verso la lavagna e le matite fumanti
sui fogli.
La partecipazione dei membri in un ambiente di questo tipo
produce qualcosa di più: la costituzione di un gruppo di lavoro
consapevole e responsabile degli obiettivi, capace di creare e
sostenere al proprio interno la fiducia necessaria per raggiungerli.
Si partecipa per apprendere reciprocamente gli uni dagli altri.
prova
Roberto
2 aprile 2009 alle ore 15:10prova prova
Anonimo
2 aprile 2009 alle ore 15:11